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martedì 29 ottobre 2024
IL FILM IDDU, UN CAPOLAVORO CHE FA SCOPPIARE SUI SOCIAL POLEMICHE SULLA MAFIA ED IL SUO MITO
venerdì 18 ottobre 2024
LETTERA ALL' ATTORE ELIO GERMANO DA UNA PROF.
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| L'attore Elio Germano |
Pubblichiamo di seguito la lettera di risposta alle affermazioni
dell’attore Elio Germano da parte di una professoressa, perché questo blog
crede nella libertà di parola e di opinione.
Caro Signor Elio Germano,
sono una professoressa di lingue, precaria, nonché sua ammiratrice, e le scrivo
dopo aver ascoltato la sua intervista del 16 ottobre in occasione della Festa
del Cinema di Roma. Sono rimasta esterrefatta dalle sue parole, che qui
riporto: «Come esseri umani abbiamo una concezione molto più individuale, in
competizione l’uno con l’altro, e non collettiva. E questo si esprime nei
nostri posti di lavoro, purtroppo. Anche i medici pensano più al profitto e
alla propria carriera personale che a curare le persone. GLI INSEGNANTI LA
STESSA COSA…».
Mi sento dunque spinta a risponderle, poiché identificare la classe docente
come un gruppo di individui che mira al proprio profitto personale mi è apparso
alquanto ingrato, scorretto e immotivato.
Non so se le è noto che gli insegnanti, specie quelli delle scuole
superiori, dove lavoro attualmente, hanno in media 18 ore di lezione
settimanali, spesso non consecutive, e dunque con parecchie ore ‘buche’ non
retribuite. E, se va bene, le svolgono nel medesimo istituto; altrimenti sono
costretti a recarsi in altri plessi, spostandosi in auto, autobus o bicicletta
per diversi chilometri, correndo come pazzi e spendendo soldi propri in orari
che, nella gran parte dei casi, non ci agevolano affatto.
In aggiunta a ciò, ci sono gli interminabili consigli di istituto e di classe,
organizzati dalle 14:00 fino alle 19:00 in giorni diversi, con lunghe pause non
retribuite. Senza contare la preparazione di lezioni interessanti per gli
studenti e la correzione di centinaia di compiti, perché questo è il totale
degli allievi che ci assegnano. Moltiplichi tale numero per almeno due
verifiche scritte a quadrimestre, e vedrà che correggiamo almeno quattrocento
compiti all’anno, senza contare i compiti per casa, necessari per svolgere un
lavoro educativo decente e per consolidare la preparazione e sanare le lacune.
A quanto descritto si aggiungono i quotidiani vilipendi che ci ‘regalano’ i
nostrii presidi, le offese e, purtroppo, a volte le aggressioni, ci si augura
solo verbali, da parte di genitori e alunni, oltre all’infinità di
comunicazioni giornaliere che siamo costretti a leggere. Mi dica, dunque, se un
insegnante, specie se precario, sceglie questo mestiere per profitto?
Secondo lei, signor Elio Germano, un insegnante, con uno stipendio di 1.500
euro al mese, se va bene, sceglie questa professione per avanzare di carriera?
E quale profitto vede in uno stipendio simile, considerato il lavoro che le ho
appena descritto, svolto ogni anno in una scuola diversa, con classi sempre
differenti, dove è difficile instaurare un piano educativo continuo e rapporti
essenziali per gli allievi? Ci paragonerebbe davvero a medici o, ancora peggio,
a politici?
Le assicuro, signor Elio Germano, che l’ambiente scolastico non è quello da
lei magistralmente interpretato nel film Confidenze, dove l’unico
problema del professore era scrivere la parola ‘AMORE’ alla lavagna e gestire
un rapporto ambiguo con una studentessa. Nella vita reale ci sono i PCTO da
organizzare, le uscite didattiche, i PDP, i PEI, i DSA, i BES, e chi più ne ha
più ne metta, con ore e ore di burocrazia che, secondo lei, ci vengono
retribuite? Tanto da scegliere questa professione per ‘far profitto ’, come ha
affermato?
Non conosco la fonte delle sue informazioni, forse proviene da sua moglie,
che ho letto essere un’insegnante di sostegno, notizia di cui non sono certa,
poiché lei tiene molto alla sua privacy. Non mi è noto quanto sua moglie
guadagni o come lavori, però la maggior parte del corpo docente rispecchia la
mia descrizione, e ritengo sinceramente inappropriate le sue affermazioni.
Dopotutto, anche i suoi film vengono talvolta finanziati con fondi pubblici da
‘mamma Rai’, e nessuno le viene a fare i conti in tasca, accusandola di pensare
al profitto anziché alla buona riuscita del film. Si ammira e apprezza il suo
lavoro o lo si critica, ma senza accusarla di essere avido o di pensare solo
alla carriera.
Spero che, con questa mia lettera, le sia chiaro il faticoso lavoro
dell’insegnante, cui la società affida anche il gravoso compito di affrontare
qualunque problema riguardi i giovani: bullismo, bande criminali, droga,
sessualità, questioni di genere, queer, lesbiche, omosessuali.
Mi auguro che la prossima volta non parli con superficialità, ma possa
affrontare, anche grazie a queste nuove informazioni, la complicata questione
dell’insegnamento con cognizione di causa, come lei, signor Germano, da vero
professionista, fa sempre quando si prepara ai suoi ruoli.
Cordialmente,
Luisa
giovedì 17 ottobre 2024
Una serata in omaggio a Matteotti e Gramsci: tra letture, musica e memoria storica
sabato 26 agosto 2023
SHOOTING A NOALE
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| Ph Liux |
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| Eris Alexiane Ph Antonio Pepe |
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| Silvia Perazzolo PH Alessandro Vincenti |
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| Sabrina Tonello Ph Antonio Pepe |
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| Silvia Donà Ph Alessandro Vincenti |
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| Alessandro Vincenti |
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| Antonio Pepe |
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| Liux |
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| Antonio Peruzzo stylist MR Ph Antonio Pepe |
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| Ph Liux |
sabato 14 agosto 2021
NOI, UN CORTOMETRAGGIO TUTTO VENETO
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| Dal cortometraggio 'Noi' |
Il romanzo “Noi, sulla spiaggia di Tenerife” di Joe Lake e
Isabella Cornacchia diventerà presto un film per la regia di Helen Kine, già
noto per i suoi numerosi film e cortometraggi presenti anche alla Mostra del
Cinema di Venezia.
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| Il regista Helen Kine |
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| La scrittrice Joe Leke |
Al progetto hanno partecipato attori già conosciuti al mondo
dello spettacolo, come l’attore vigontino Giuliano Mozzato, Nicoleta Nebi,
Giovanni D’Amato e Michele Bononi, già voce narrante nel booktrailer
Cannibalism. Gli splendidi abiti presenti nelle varie scene ed indossati dalla protagonista sono stati realizzati proprio dalla stilista di MR Magda ERRE, Magda Rampazzo, che per l'occasione ha voluto realizzare degli abiti capaci di interpretare le differenti emozioni di Nicole, nelle sue varie situazioni di vita.
Il cortometraggio è in fase di ultimazione e verrà
presentato in molti festival del Cortometraggio.
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| Isabella Cornacchia nel ruolo di Nicole |
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| Gli attori Giuliano Mozzato e Isabella Cornacchia |
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| Dal cortometraggio 'Noi' |
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| L'attore Giovanni D'Amato nel ruolo di Ruben (Bahia del Sole) |
domenica 21 marzo 2021
UN ALTRO SET DA SOGNO DEL FILM SUL FOSCOLO
Domenica
scorsa, 21 marzo, è stato girato uno dei “ciak” più importanti del
mediometraggio di Giuliano Giuly Mozzato e Veneto Film “Vera storia di due
amanti infelici”.
La splendida Abbazia benedettina di Praglia ha fatto da cornice alle riprese. Luogo di spiritualità, il monastero situato presso Teolo, sui colli Euganei si prestava perfettamente all’ambientazione scenica di questa parte del film.
Il paesaggio
magico accompagnava la partenza verso Milano di Jacopo, interpretato
dall’attore Lazam Abazi e il suo servo Michele (Fabio Della Tomba) in carrozza
trainata dal purosangue Gastone, appartenente all’agriturismo “Il Calesse”
gestito dalla signora Betty.
giovedì 18 marzo 2021
Nicola Martinelli
Se quella dolce terra distesa tra le rive del Lago di Garda
e la città di Verona attorno alla metà degli anni 60 si è trasformata da povero
territorio di stentata agricoltura in fiorente distretto industriale, lo si
deve a un uomo con un paio di forbici in tasca e due spilli appuntati sulla
camicia.
Si chiama Nicola Martinelli, di professione sarto.
A Lazise è il sarto per eccelenza, da sempre, anche adesso
che il testimone delle fabbriche Martinelli è passato nelle mani dei figli
Maria Teresa e Vittorio.
Come afferma lui stesso: "Ho sempre ritenuto la
sartoria una vera e propria arte, perchè c'è bisogno di creatività e ingegno
per disegnare e realizzare un bell'abito. E io, modestamente, ci sapevo
fare".
Nato in una famiglia di umile condizione a Sandrà, una
frazione di Castelnuovo del Garda, il piccolo Nicola fu subito attratto
dall'attività di sartoria che mamma e sorella praticavano in casa con
quell'affascinante macchina da cucire a pedale.
Timido, magro, troppo gracile di fisico per seguire le orme
del padre che era muratore, decise che voleva fare il sarto e dodicenne, entrò
come apprendista nella bottega di Carlo Negri a Castelnuovo, la più rinomata
sartoria della zona.
Poi la guerra e le sue ristrettezze, il primo laboratorio
aperto in paese con la sorella Edria e poi quello di Pastrengo.
Ma la svolta fu la partenza per Milano nel 1949.
Tra i clienti di Martinelli c'era anche un giornalista del
Corriere della Sera, Alessandro Minardi, che scriveva anche sul Candido, il
combattivo settimanale fondato e diretto da Giovanni Guareschi, il padre di Don
Camillo e Peppone, e allora all'apice della notorietà.
Fu Minardi, amico
fraterno dello scrittore, il tramite che lo fece incontrare con Guareschi.Per
il sarto veronese questa sarebbe stata la
sua svolta professionale. Era il 1951 e Martinelli avrebbe confezionato
per l'inventore di don Camillo oltre una decina di abiti.
I due erano così in confidenza, che qualche volta negli articoli
di Guareschi spuntava un"come dice il mio sarto Nicola Martinelli". E
così, per tutti l'umile artigiano di Sandrà divenne "il sarto di
Guareschi".
E a metà degli anni
50 l'atelier Martinelli poteva annoverare tra la sua clientela mezza
"Milano bene".
Ma Martinelli, che fin da ragazzo aveva sempre avuto il
culto della famiglia, aveva un altro sogno nel cassetto: quello di tornare al
suo paese e aprire lì una nuova sartoria coinvolgendo la famiglia e avviando
un'attività industriale che portasse lavoro e benessere nella sua terra. Ciò si
è avverato, grazie all'idea di produrre collezioni femminili a livello
industriale, avvalendosi anche del lavoro a domicilio.
Dal 1961, data dell'apertura del primo capannone, questa
terra ha conosciuto un'enorme sviluppo economico, trainato dal sorgere del
distretto veronese del "prontomoda". E l'artefice di questa
rivoluzione si chiama Martinelli, un uomo con "stoffa" da vendere.

























