mercoledì 29 luglio 2026

Se Giacomo Leopardi viaggiasse nel tempo: il filo rosso (e segreto) tra Recanati e Vigonza

Cosa succederebbe se scardinassimo una volta per tutte l’immagine scolastica di un Giacomo Leopardi cupo, isolato e perennemente curvo sui libri? E se la chiave per riscoprire il suo lato più umano, ribelle e appassionato si nascondesse in un viaggio nel tempo e nelle radici storiche del Veneto? Il panorama letterario italiano si arricchisce di una novità editoriale sorprendente: "Io e Giacomo Leopardi: un incontro favoloso" (Leonida Edizioni), il romanzo d'esordio di Gessica Rampazzo. Frutto di ben quindici anni di rigorose ricerche filologiche e d’archivio, l'opera compie un'operazione straordinaria: fonde il ritmo incalzante e pop del genere time-travel (sulla scia dei grandi period drama internazionali) con un assoluto rigore storico. ⏳ Una missione nel biennio 1818-1819 La trama ruota attorno a Cassandra, una ragazza italo-americana cresciuta con il mito dei grandi classici europei, da Jane Austen a Mary Shelley. In un momento di profonda crisi personale, le viene concessa un’opportunità straordinaria: attraversare le barriere del tempo. Viene catapultata nella Recanati del 1818, nel pieno della giovinezza di Giacomo Leopardi. La sua missione è tanto affascinante quanto rischiosa: muoversi come un'ombra, entrare nella cerchia del giovane poeta e farsi notare da lui, senza però alterare il corso della storia e della letteratura mondiale. Attraverso lo sguardo moderno di Cassandra, il lettore si ritrova immerso nei costumi dell’epoca, tra le rigidità e i segreti delle grandi casate nobiliari (come i Galamini, i Giaccherini, i Della Torre, i Carradori e i Colloredo Mels) che orbitavano attorno alla famiglia Leopardi. 🏛️ L’amore per Petrarca e l'inaspettato omaggio a Vigonza Sotto la superficie della narrazione si cela un lavoro di ricostruzione minuzioso, basato sullo studio dell'epistolario tra Leopardi e Pietro Giordani. Ma la vera sorpresa del romanzo – che sta già riscuotendo un grandissimo entusiasmo mediatico, celebrato da testate come Il Cittadino di Recanati e TV Recanati – è il profondo legame identitario con il Veneto. Giacomo Leopardi nutriva una viscerale venerazione per Francesco Petrarca, autore che studiò e commentò a fondo. Nel romanzo, questo amore letterario si traduce in un vero e proprio ponte storico con il territorio di Vigonza (Padova). Attraverso i dialoghi intimi e magnetici tra la protagonista e il piccolo Pierfrancesco Leopardi, il fratellino di Giacomo, l'autrice riporta alla luce il suggestivo racconto del "peraghino". Viene così celebrata la gloriosa casata dei Da Peraga e l'illustre figura del cardinale Bonaventura da Peraga, il teologo che ebbe l'onore di celebrare a Roma i solenni funerali di Petrarca. 🎨 Un'esperienza sensoriale tra storia e costume Non è solo la grande storia a muovere le pagine di questo libro, ma anche la cultura del quotidiano. Il romanzo vive di meravigliose suggestioni visive e sensoriali: dalle descrizioni di splendide opere pittoriche d'epoca fino ai profumi della tradizione culinaria veneta, incarnati nel dolce richiamo delle storiche frittelle. "Io e Giacomo Leopardi: un incontro favoloso" non è solo un romanzo d'intrattenimento intelligente, ma un atto d'amore verso la letteratura e verso la riscoperta di frammenti di storia locale che meritano di essere ricordati a livello nazionale. Un'opera capace di dimostrare che i classici non appartengono al passato, ma sono pronti a parlarci, ancora oggi, con una forza travolgente.
🎤 Dietro le quinte dell’opera: Quattro chiacchiere con l’autrice Gessica Rampazzo Per comprendere appieno la genesi di questo straordinario viaggio letterario, abbiamo intervistato l'autrice, che ci ha svelato i segreti, le fatiche e le ispirazioni nascoste tra le pagine del suo romanzo. "Volevo liberare Leopardi dalle gabbie accademiche e restituirgli la sua fame di vita: un giovane ironico, ribelle e appassionato." D: Gessica, il tuo romanzo è il risultato di quindici anni di ricerche storiche e filologiche. Com’è nata l’idea di unire un lavoro così rigoroso a un espediente pop come il viaggio nel tempo? R: L'idea è nata da un profondo senso di "ingiustizia" nei confronti di Giacomo Leopardi. La scuola ce lo tramanda spesso come un uomo cupo, schiacciato dal pessimismo e distante dalla vita reale. Studiando approfonditamente il suo epistolario con Pietro Giordani dal 2010 a oggi, ho scoperto invece una figura straordinariamente dinamica: un giovane ironico, ribelle, appassionato, affamato di vita e di connessioni umane. Volevo liberarlo da queste gabbie accademiche. Il genere time-travel e lo stile period drama mi sono sembrati gli strumenti perfetti: unire la freschezza del linguaggio moderno alle atmosfere dell'Ottocento permette al lettore di azzerare le distanze e di vivere i conflitti del poeta in tempo reale, proprio come se fosse lì con lui.
D: Un elemento sorprendente del libro è il fortissimo legame con il Veneto, e in particolare con il territorio di Vigonza. Perché hai scelto di inserire la figura del Cardinale Bonaventura da Peraga e il racconto del "peraghino"? R: Perché la grande storia è fatta di fili invisibili che uniscono luoghi apparentemente lontani. Leopardi aveva una venerazione assoluta per Francesco Petrarca, che elesse a suo maestro ideale. Volevo che questo amore letterario si incarnasse nel romanzo non solo come concetto astratto, ma come elemento geografico e storico vivo. Inserire le origini venete della protagonista e il racconto del peraghino, affidato alla voce del fratellino di Giacomo, Pierfrancesco, mi ha permesso di omaggiare la splendida e gloriosa casata dei Da Peraga di Vigonza. Il cardinale Bonaventura da Peraga fu l’uomo che celebrò i solenni funerali di Petrarca: questo legame storico unisce idealmente la Recanati del mio romanzo alle radici del nostro territorio veneto, regalando alla trama una forte valenza identitaria. D: Nel romanzo c'è anche una grandissima attenzione alla cultura materiale dell'epoca: si parla di quadri, costumi e persino di cucina, come le storiche frittelle venete. Quanto è stato difficile ricostruire questa quotidianità? R: È stata forse la parte più divertente ma anche la più complessa delle mie ricerche. Per rendere un romanzo storico davvero immersivo, non basta citare le date o i grandi eventi politici; il lettore deve poter "annusare" e "vedere" l'Ottocento. Ho scavato nei documenti d'epoca per ricostruire l'ambiente sensoriale in cui si muovevano i personaggi: dai dettagli sui tessuti degli abiti ai segreti delle grandi famiglie nobiliari che orbitavano attorno ai Leopardi, fino ai piaceri della tavola, come i dolci tradizionali d'epoca. Volevo che ogni pagina fosse un'esperienza per tutti i sensi. D: Il tuo libro è già stato accolto con grandissimo calore nelle Marche, ricevendo recensioni entusiastiche da realtà importanti come "Il Cittadino di Recanati" e "TV Recanati". Che effetto fa vedere la propria opera celebrata proprio nella terra di Giacomo Leopardi? R: È un'emozione indescrivibile e un immenso orgoglio. Quando scrivi per quindici anni su un autore così immenso, il timore del confronto con la sua terra natale è inevitabile. Vedere che la critica e i media di Recanati hanno colto e premiato l'accuratezza della mia ricerca e l'originalità del racconto è stata la conferma più bella. Significa che siamo riusciti a restituire a Leopardi la vitalità che meritava. Ora il mio desiderio più grande è portare questo entusiasmo a Vigonza e in tutto il Veneto, per condividere con i lettori della mia terra questo ponte culturale unico.
Aquistabile in libreria e online su tutti i canali e presso: LEONIDA EDIZIONI https://editrice-leonida.com/prodotto/io-e-giacomo-leopardi-un-incontro-favoloso/ facebook: https://www.facebook.com/p/Io-e-Giacomo-Leopardi-un-incontro-favoloso-61591751649004/

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